Sono uno degli invitati al vostro matrimonio. E scatto foto.Niente flash, niente rumori di raffiche e niente pose.Solo ricordi in bianco e nero.

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Il wedding reportage è un modo nuovo di approcciarsi alla Fotografia di matrimonio che sta facendo sempre più tendenza e che consiste nel "rubare" scatti spontanei durante l’arco di tutta la cerimonia e dei festeggiamenti. Gli sposi non vengono mai "sequestrati" dal fotografo per realizzare pose statiche che non rappresentano le personalità dei soggetti, ma sono liberi di godersi il loro giorno speciale con parenti ed amici. Spetta al wedding reporter il compito di osservare con attenzione le varie dinamiche dell'Evento per "congelare" prontamente i momenti più emozionanti della giornata. Le classiche foto da matrimonio cedono così il passo a una sequenza di immagini fresche, intime, che immortaleranno per sempre la vera atmosfera di questo momento irripetibile!

Vorrei prendere in prestito le parole di Hanya Yanagihara, una famosa scrittrice statunitense la quale ha tracciato ottimamente il profilo del fotografo di strada (quale il sottoscritto ha la presunzione di essere) per sottolineare come, a parer mio, questo tipo di approccio alla fotografia possa aderire perfettamente al profilo del wedding reporter.

“Se l'amore appartiene al poeta e la paura al romanziere, allora la solitudine appartiene allo streepher. Essere un fotografo di strada significa entrare volontariamente in un mondo solitario, perché è un esercizio artistico di invisibilità. Questa persona, con la sua macchina fotografica, non si nasconde ma si distacca. Si toglie volontariamente dalla scia della vita. Si trasforma in una costante testimonianza, in qualcuno che vive per vedere le vite degli altri, senza farsi notare.La scrittura è spesso considerata la professione più solitaria ma, l'isolarsi, non deve essere confuso con la solitudine: la prima è una condizione che scegliamo, la seconda è una condizione che subiamo. Lo scrittore crea un suo mondo, e ne diviene governatore; lo streepher si muove attraverso il nostro mondo, cercando l'anonimato, sperando che sia in grado di umiliarsi abbastanza da riuscire a vedere e registrare quello che per il resto di noi (coi nostri percorsi rumorosi, nelle nostre richieste di essere ascoltati) è troppo presente per riuscire a vederlo. Per praticare quest'arte è necessario innanzitutto annullarsi.”