PERCHÉ SONO UNO STREEPHER

street + photographer = streepher

 

La Strada! La odio e la amo con la medesima intensità. È da lì che provengo. Ed è lì che, alla fine, ritorno. Il mio imprinting con la strada fu abbastanza traumatico. Erano gli anni '70 e la periferia di Roma era misera e pericolosa. Tutto quanto puzzava di muffa, eroina e scippi. Quando iniziai a scendere sotto casa, ero poco più che undicenne e la prima cosa di cui mi resi subito conto fu che il quartiere Labicano era "infestato dai Cacacazzi" (così li chiamavo): bulletti da quattro soldi, tra i 15 o 18 anni, mezzi tossici. Non che io fossi il principe ereditario di Inghilterra, intendiamoci...

IL DUBBIO

 

Nel dicembre del 2015, quando ancora non facevo questo genere fotografico, dimenticai la mia Canon 5D Mark II e il 50mm f/1.2 sotto al sedile, scendendo in tutta fretta dal treno per non ritrovarli più, una volta tornato a cercarla. Vissi quello smarrimento-furto come una vera e propria tragedia perché non avevo i soldi per comprarne un'altra. Dopo quattro "lunghissimi" mesi, riuscii a mettere insieme circa 350 euro per acquistare una Fujifilm X30 nuova. Non ne ero molto entusiasta ma non potevo permettermi di più. Era come scendere da una Ferrari per montare su una Fiat 500. Se non avessi perso la mia Canon, non l'avrei certamente comprata! Scoprii presto di aver sottovalutato la piccola Fuji. Grazie alle sue dimensioni abbastanza compatte, abbinate a una qualità delle immagini di tutto rispetto (considerando le dimensioni del suo sensore) diventammo davvero inseparabili e cominciai a fotografare di nascosto le persone che viaggiavano sul mio stesso vagone. Spesso, pendolari come me.

Il dubbio: che sia stata la Stazione stessa a ingoiare la mia 5D Mark II, per spingermi verso la Street Photography?

LA VITA È BELLA

 

Commerciante, lo sono stato anch'io, per un po' di anni. Avevo rilevato un videonoleggio, quando circolavano ancora le lire. All'inizio gli affari andavano bene. Anzi, molto bene. Bella macchina, bella moto, ecc. Fui uno dei primi, a Roma, ad installare il distributore automatico di videocassette, il primo in assoluto nel mio quartiere. Ma quando hai un negozio non stacchi mai la spina. Lavori 24 ore al giorno. Anche la notte che, si sa, porta consiglio. Stai sempre sul pezzo, sempre lì a pensare a come incrementare i guadagni, cercando di inventare qualche iniziativa commerciale che funzioni...

19 MARZO

Essere giovani è la cosa migliore che ti possa capitare, se sai sfruttare l'occasione. La parola d'ordine è: Ribellione! Mettere tutto in discussione. Chiedersi il perché di ogni regola, comprenderne l'utilità per valutarne a fondo il significato sociale. Perché ciò che "gli adulti" chiamano "incoscienza" è quella forza prorompente, l'unica, che può davvero ribaltare il tavolo. L'esperienza insegna? Un paio di palle! L'esperienza ti rende spesso pavido, ti piega le gambe e ti costringe a sopravvivere. Sono stato giovane anch'io ed ero un inconsapevole iconoclasta, un cavallo imbizzarrito, un toro nell'arena.

Ma non potevo rassegnarmi all'idea di essere carne da macello. Volevo la Rivoluzione...

FIGLI DI UN SACRIFICIO MINORE

Molti anni fa, durante una delle nostre lunghe chiacchierate, dissi a mia figlia Elodie, ancora adolescente, che non avevo mai fatto grandi sacrifici né per lei né per Fey. Fui frainteso perché, anni dopo, riuscì ad estrapolare quel concetto dal contesto e a stravolgerne il significato...

 

Quando sei ricco puoi spesso permetterti di non fare rinunce. Desìderi due cose? È probabile che tu possa acquistarle entrambe! Certo, il rischio di ottenere qualcosa ancor prima di desiderarla, è alto ed emotivamente poco stimolante (questa però è un'altra storia). Ma quando non sei ricco, invece, è scontato: non si può avere tutto dalla vita...

DI PATRIZI - UN COGNOME

 

Un tempo il cognome di un individuo suggeriva quale fosse la sua città natale o il mestiere che aveva ereditato dai suoi genitori. Era una sorta di biglietto da visita, diciamo. Un po' come per gli Indiani d’America: “Balla coi lupi” o “Alzata col pugno” rivelavano una caratteristica saliente della propria personalità.

Oggi il cognome è solo un suono, una successione di sillabe che non raccontano niente. Non parla in alcun modo di noi. È poco più di un timbro sulla pelle, per la consumazione. Di contro, alcune volte, può celare scomode verità. Nascoste… per mantenere le apparenze.

Il mio, ad esempio, non è davvero “il mio”. Quando seppi che mi chiamavo “Di Patrizi”, e non “Canini” come mi avevano fatto credere i miei genitori fino a quel momento, avevo quasi 15 anni...

IL LIBERO ARBITRIO

 

Conosco a memoria tutte le preghiere più “famose”. Le scuole elementari, le ho fatte dalle suore.

I primi due anni ho frequentato la Scuola Sacro Cuore delle Sorelle Della Misericordia, in Via Alberto Da Giussano 93. La stessa dove era andata anche mia madre, da bambina. Poi ho dovuto cambiare istituto perché dalla terza in poi non accettavano i maschi.

Di questa scuola ho alcuni ricordi abbastanza nitidi. Intanto è lì che mi hanno insegnato a scrivere con la destra, nonostante io fossi mancino. La solita storia antidiluviana che la mano sinistra era quella del diavolo. La cosa positiva, non so neanche quanto, è che da allora sono in grado di scrivere perfettamente con entrambe le mani, anche se faccio più fatica con la sinistra. A meno che non mi metta a scrivere al contrario, cioè partendo da destra...

25 DICEMBRE

Non amo il Natale. È una festa "comandata" che ho sempre vissuto come un obbligo. Per lo meno questa era la sensazione che mi arrivava quando, da bambino, andavo coi miei genitori al "raduno annuale" della famiglia, imposto dal mio nonno materno. Morto lui, finiti i raduni. Per molti, infatti, è più una tradizione, un'occasione per incontrarsi, che una celebrazione prettamente religiosa. Ma chi ha voglia di stare insieme non ha bisogno di scuse per farlo. Io non sono esattamente credente, come del resto non lo erano i miei genitori e, più in generale, nessuno della famiglia. Considero le religioni un'arma per manipolare la massa...

LE GIRAFFE

 

Ricordo che, durante le medie, quando stavamo studiando la teoria dell'evoluzione, nella mia fantasia di ragazzino avevo immaginato queste trasformazioni concentrandomi principalmente sulla specie più rappresentativa: quella delle giraffe. Le avevo pensate inizialmente col collo corto, come le zebre. Nel corso dei secoli, per sopravvivere, si erano forzate ad allungarlo per mangiare le foglie dei rami più alti. Insomma avevo miscelato le varie teorie per crearne una tutta mia, piuttosto "gommosa". Solo da adulto, ritornandoci ogni tanto col pensiero, avevo rielaborato quelle teorie: alcune giraffe, nate "per sbaglio" con il collo più lungo, erano sopravvissute alle giraffe col collo più corto perché avevano raggiunto più cibo! Tramandando geneticamente questa "anomalia", avevano contribuito in modo determinante alla sopravvivenza della specie.

Così, sono giunto a una banale conclusione: l'Evoluzione è figlia della Diversità. 

 

Essere Diversi è fico, caxo! Vaffanculo, va!!!

PARTORIRE IN CASA

Sonia nacque Il 7 agosto del 1970, a casa di nonno Peppino, in Via Prenestina 129. Durante il travaglio, mi avevano parcheggiato dalla signora Leoncini, la dirimpettaia. Quando vennero a chiamarmi, dopo non so quante ore, ero agitatissimo. Entrai nella camera dove mia madre aveva appena partorito e la trovai sdraiata sul letto, in camicia da notte, che mi invitava ad avvicinarmi per vedere la bellissima bambina che teneva in braccio. Pelata come Yul Brynner, una faccina serena e il corpicino tutto incipriato di borotalco, il cui odore pervadeva la stanza: lei era mia sorella ed io non ero più solo…

IL FIGLIO LEGITTIMO

Nella primavera del 2005, stavo chiacchierando di cose riguardanti la famiglia Canini, pettegolezzi, con un mio cugino di secondo grado che avevo continuato a frequentare anche da adulto e che consideravo quasi come un fratello minore (non ho voglia di scrivere il suo nome perché fa parte di quel genere di “amicizie” che sparisce quando ti ritrovi col culo per terra). Fatto sta che, a un certo punto, lui buttò lì una frase: 

– Ma, Fabio, lo hai mai conosciuto?

– Fabio, chi?

– Scusa… scusa… fa’ finta che nun t'ho detto niente, sennò me se ‘nculano...

– Eh no! Nun funziona così. Mo mme devi di’ de chi caxo stai a parla’...

CAMPAGNE ELETTORALI

 

Quante botte mi diede mio padre, quella volta che mancai di rispetto a mia madre! Eh... me la ricordo bene perché credetti di essermelo proprio meritato.

Erano gli inizi degli anni ’70 e i miei avevano perso da poco il bar che gestivano a Monte Verde vecchio. Glielo avevano chiuso forzatamente a causa del fallimento del precedente bar, quello a Piazza Del Monte, che avevano venduto a due giovani e per il quale mio padre, per aiutare i nuovi proprietari, aveva avallato delle cambiali che però, poi, nessuno aveva mai pagato. Questo è ciò che so io…

TELESCRIVENTI

 

Per via delle collaborazioni effettuate durante le campagne elettorali e, molto probabilmente, grazie anche al rapporto amicale creatosi con Carla Capponi durante il “tour”, mio padre riuscì ad ottenere, di lì a pochi mesi, il tanto agognato posto fisso come fattorino a Paese Sera, testata giornalistica di proprietà del PCI. La sede di questo giornale era in Via dei Taurini, proprio sopra la redazione de l’Unità, storico quotidiano politico del Partito. Nell'enorme seminterrato di quel palazzo c'erano le rumorosissime rotative che servivano a stampare entrambi i giornali. Ricordo una volta che mio padre mi portò in ufficio con lui...

IL DIALOGO

 

Ho creduto davvero tanto nel dialogo, nelle inferenze e nel loro potere comunicativo, in passato. Poi mi sono trovato sempre più spesso coinvolto in una sorta di sfida a "braccio di ferro": discussioni sterili il cui unico scopo era quello di mettere a tacere l’interlocutore a qualsiasi costo, anche con false affermazioni, traendone una sottile soddisfazione nel riuscirci. Ed era una cosa che mi faceva incazzare di brutto. Le perle ai porci. Mai e poi mai mi sarei abbassato a dire cose che non pensavo soltanto per il gusto di ferire (a tradimento) la persona con cui stavo discutendo! Soprattutto se le volevo bene. Così ho smesso di crederci.

Invecchiando ho imparato a riconoscere i miei limiti e ora so che non posso in alcun modo annullare la distanza tra significante e significato, nel provare a descrivere il blu del cielo a un non vedente dalla nascita. E viceversa, naturalmente.

L'ESTATE DEL 2006

Quella del 2006 fu un’estate davvero brutta. Nell’emittente televisiva in cui lavoravo ormai da sette anni, era arrivato un nuovo Direttore che avrebbe rivoluzionato ogni cosa. Dal nome della stazione a tutte le apparecchiature professionali, fino all’arredamento e ai colori dei muri. Una specie di tornado da un milione di euro che, secondo voci di corridoio, avrebbe spazzato via anche alcuni dipendenti.

E la cosa non mi faceva dormire tranquillo...