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PERCHÉ SONO UNO STREEPHER

La Strada! La odio e la amo con la medesima intensità. È da lì che provengo. Ed è lì che, alla fine, ritorno. Il mio imprinting con la strada fu abbastanza traumatico. Erano gli anni '70 e la periferia di Roma era misera e pericolosa. Tutto quanto puzzava di muffa, eroina e scippi. Quando iniziai a scendere sotto casa, ero poco più che undicenne e la prima cosa di cui mi resi subito conto fu che il quartiere Labicano era "infestato dai Cacacazzi" (così li chiamavo): bulletti da quattro soldi, tra i 15 e i 18 anni, mezzi tossici. Non che io fossi il principe ereditario di Inghilterra, intendiamoci...

LA VITA È BELLA

 

Commerciante, lo sono stato anch'io, per un po' di anni. Avevo rilevato un videonoleggio in Via dei Monti di Primavalle 203, quando circolavano ancora le Lire. All'inizio gli affari andavano bene. Anzi, molto bene. Fui uno dei primi, a Roma, ad installare il distributore automatico di videocassette, il primo in assoluto nel mio quartiere. Ma quando hai un negozio non stacchi mai la spina. Lavori 24 ore al giorno. Anche la notte che, si sa, porta consiglio. Stai sempre lì a pensare a come incrementare i guadagni, cercando di inventare qualche iniziativa commerciale che funzioni...

19 MARZO

Essere giovani è la cosa migliore che ti possa capitare, se sai sfruttare l'occasione. La parola d'ordine è: Ribellione! Mettere tutto in discussione. Chiedersi il perché di ogni regola, comprenderne l'utilità per valutarne a fondo il significato sociale. Perché ciò che "gli adulti" chiamano "incoscienza" è quella forza prorompente, l'unica, che può davvero ribaltare il tavolo. L'esperienza insegna? Un paio di palle! L'esperienza ti rende spesso pavido, ti piega le gambe e ti costringe a sopravvivere. Sono stato giovane anch'io ed ero un cavallo imbizzarrito, un toro nell'arena, un inconsapevole iconoclasta.

Ma non potevo rassegnarmi all'idea di essere carne da macello. Volevo la Rivoluzione...

FIGLI DI UN SACRIFICIO MINORE

Durante una delle nostre lunghe chiacchierate, una volta dissi alla mia figlia maggiore, ancora adolescente, che non avevo mai fatto grandi sacrifici, né per lei né per sua sorella. Fui frainteso perché, da adulta, riuscì ad estrapolare quel concetto dal contesto e a stravolgerne il senso...

Un giorno eravamo in un parco giochi a Piazza Silvio D’Amico. Didì, che aveva circa quattro anni, voleva per forza usare uno scivolo sul quale c'era scritto “vietato ai minori di 6 anni”. Vaglielo a spiegare, a una bambina, che un gioco per bambini è proibito! Decisi di farcela andare ugualmente, sotto gli occhi inorriditi delle mamme presenti...

DI PATRIZI - UN COGNOME

 

Un tempo il cognome di un individuo poteva suggerire da quale città provenisse o quale fosse il suo mestiere. Era una sorta di biglietto da visita, diciamo. Un po' come per gli Indiani d’America: “Balla coi lupi” o “Alzata col pugno” rivelavano una caratteristica saliente della propria personalità.

Oggi il cognome è solo un suono, una successione di sillabe che non raccontano niente. Non parla in alcun modo di noi. È poco più di un timbro sulla pelle, per la consumazione. Di contro, alcune volte, può celare scomode verità. Nascoste… per mantenere le apparenze.

Il mio, ad esempio, non è davvero “il mio”. Quando seppi che mi chiamavo “Di Patrizi”, e non “Canini” (il cognome di mio padre) come mi avevano fatto credere i miei genitori fino a quel momento, avevo quasi 15 anni...

IL LIBERO ARBITRIO

 

Conosco a memoria tutte le preghiere più “famose”. Le scuole elementari, le ho fatte dalle suore.

I primi due anni ho frequentato la Scuola del Sacro Cuore delle Sorelle della Misericordia, in Via Alberto Da Giussano 93. La stessa dove era andata anche mia madre, da bambina (poi ho dovuto cambiare istituto perché dalla terza in poi non accettavano i maschi. Mah...)

Di questa scuola ho alcuni ricordi abbastanza nitidi. Intanto è lì che mi hanno insegnato a scrivere con la destra, nonostante io fossi mancino. La solita storia antidiluviana che la mano sinistra era quella del diavolo. La cosa positiva, non so neanche quanto, è che da allora sono in grado di scrivere perfettamente con entrambe le mani, anche se farlo con la sinistra mi risulta più stancante. A meno che non mi metta a scrivere al contrario, cioè partendo da destra. In questo modo mi viene più naturale. Poi però, per rileggere quello che ho scritto, dovrei vederlo riflesso nello specchio. Poco pratico, insomma...

25 DICEMBRE

Non amo molto il Natale. È una festa "comandata" che ho sempre vissuto come un obbligo. Per lo meno questa era la sensazione che mi arrivava quando, da bambino, andavo coi miei genitori al "raduno annuale" della famiglia, imposto dal mio nonno materno. Morto lui, finiti i raduni. Per tanta gente è più una tradizione da rispettare che una celebrazione prettamente religiosa. Ma chi ha voglia di stare insieme non ha bisogno di imposizioni, per farlo. Io non sono esattamente credente, come del resto non lo erano i miei genitori e, più in generale, nessuno della famiglia. Considero le religioni un'arma per manipolare la massa...

PARTORIRE IN CASA

Sonia nacque Il 7 agosto del 1970, a casa di nonno Peppino, in Via Prenestina 129. Durante il travaglio, mi avevano parcheggiato dalla signora Leoncini, la dirimpettaia. Quando vennero a chiamarmi, dopo non so quante ore, ero agitatissimo. Entrai nella camera dove mia madre aveva appena partorito e la trovai sdraiata sul letto, in camicia da notte, che mi invitava ad avvicinarmi per vedere la bellissima bambina che teneva in braccio. Pelata come Yul Brynner, una faccina serena e il corpicino tutto incipriato di borotalco, il cui odore pervadeva la stanza: lei era mia sorella ed io non ero più solo…

CAMPAGNE ELETTORALI

 

Quante botte mi diede mio padre, quella volta che mancai di rispetto a mia madre! 

Erano gli inizi degli anni ’70 e i miei avevano perso da poco il bar che gestivano a Monte Verde vecchio. Glielo avevano chiuso forzosamente a causa del fallimento del bar precedente, quello a Piazza Del Monte, che avevano venduto a due giovani e per il quale mio padre, per aiutare i nuovi gestori, aveva avallato delle cambiali che però, poi, nessuno aveva mai pagato. Questo è ciò che so io…

L'ESTATE DEL 2006

Quella del 2006 fu, per me, un’estate davvero cupa... Un vero giro di boa.

Nell’emittente televisiva in cui lavoravo da sette anni, era arrivato un nuovo direttore che avrebbe rivoluzionato ogni cosa. Dal nome del canale a tutte le apparecchiature professionali, fino all’arredamento e ai colori dei muri. Una specie di tornado da un milione di euro che, secondo voci di corridoio, avrebbe spazzato via anche alcuni dipendenti. E la cosa non mi faceva dormire tranquillo...

CIÒ CHE CI QUALIFICA

– Rachel, tutto... tutto questo non... non c'entra con... me! Io dentro ho qualcosa... qualcosa di più.
– Bruce... sì, forse dentro di te sei rimasto lo stesso ragazzo di una volta, ma non è tanto chi sei, quanto... quello che fai che ti qualifica.


Tratto dal film Batman Begins di Christopher Nolan


È davvero quello che facciamo che ci qualifica?

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