Nel gennaio del 1981 morì il padre di mia madre. Nonno Peppino mi aveva cresciuto durante i miei primi sette anni di vita perché i miei genitori pare che non potessero tenermi a causa degli eccessivi impegni di lavoro. Boh... 
Ero il suo nipote preferito e non lo nascondeva per niente. Era nato ad Andria, in provincia di Bari, il 24 settembre 1891, sotto il segno della Bilancia, proprio come me, ed era un uomo massiccio, con gli occhi chiari, il naso e le orecchie enormi, i capelli di un bianco candido, sempre ben pettinati all'indietro con l'immancabile brillantina. Era stato gendarme prima di partire per la Grande Guerra. A causa di una bomba a mano difettosa che era esplosa non appena tolta la linguetta, aveva perso la mano destra, la vista a un occhio e ovviamente l'udito all'orecchio destro. Ma si era salvato! Ed era sopravvissuto anche alla seconda guerra mondiale. Non si sarebbe scomposto granché se ce ne fosse stata una terza, tanto più che si era organizzato: in cucina teneva una credenza lunga quattro metri e alta due, sempre piena di pacchi di pasta, di farina e di scatolame vario. Probabilmente si era organizzato allo stesso modo già prima dell'ultima guerra perché mia madre, recentemente, mi aveva confidato che suo padre, durante il conflitto, smerciava beni di prima necessità al mercato nero. Aveva sposato un'attrice del cinema muto, nonna Serafina, che successivamente però aveva smesso di recitare per questioni logistiche: tredici gravidanze, tutte portate a termine, sei neonati morti e sette figli da crescere. Mia madre era la tredicesima.