25 dicembre

Non amo il Natale. È una festa "comandata" che ho sempre vissuto come un obbligo. Per lo meno questa era la sensazione che mi arrivava quando, da bambino, andavo coi miei genitori al "raduno annuale" della famiglia, imposto dal mio nonno materno. Morto lui, finiti i raduni. Per molti, infatti, è più una tradizione, un'occasione per incontrarsi, che una celebrazione prettamente religiosa. Ma chi ha voglia di stare insieme non ha bisogno di scuse per farlo. Io non sono esattamente credente, come del resto non lo erano i miei genitori e, più in generale, nessuno della famiglia. Considero le religioni un'arma per manipolare la massa. Ben vengano quando ci insegnano a non uccidere, a non rubare e a non invidiare gli altri. Ma le ritengo riprovevoli quando vorrebbero impedire a due omosessuali di sposarsi e vivere per sempre felici e contenti. Inaccettabili se calpestano la dignità e i diritti delle donne. Abbominevoli quando si compiono stragi in nome di esse.
Stare insieme, parlare guardandosi negli occhi, abbracciarsi, baciarsi, rimangono le cose più belle che ci siano, quando c'è il desiderio di farlo. Ve lo dice uno che preferisce un folto numero di alberi a un nutrito gruppo di persone...