Conosco a memoria tutte le preghiere più “famose”. Le scuole elementari, le ho fatte dalle Suore Poverelle, in Via Casilina. Ricordo un lungo corridoio poco illuminato che separava le classi dei maschi, sul lato destro, dalle classi delle femmine, sul lato sinistro. Nella mia c'erano una ventina di bambini. I banchi erano monoposto. Il piano di lavoro era ricoperto da uno strato di fòrmica verde acqua. Sul bordo esterno, perpendicolare alla seduta, c'era un'ampia scanalatura di plastica nera, per le penne e le matite, che terminava, nell’angolo a destra, con un buco rotondo nel quale era avvitato  un calamaio di vetro, vuoto ovviamente: le penne a sfera, le avevano inventate già da un pezzo. La bic era la più gettonata. Il banco immediatamente a destra del mio era occupato da Massimo, il mio migliore amico, tuttora e nonostante tutto. Suor Generosina (era questo il “nome d’arte” della nostra maestra), indossava sempre delle mezze maniche nere per non sporcare di inchiostro la tonaca. Lei usava ancora la stilografica.

La nostra lamentela più ricorrente, rivolgendoci alla maestra era: "Suora! Quello m'ha fatto 'e zozzerie!"

Si trattava di un dispetto "umiliante" che consisteva nell'arrivare furtivamente alle spalle di un compagno, prenderlo per i fianchi, portarlo a sé con forza per fare il movimento del cagnolino col proprio bacino. Suor Generosina, nonostante fosse molto severa, in questi casi faceva spesso finta di non sentire e di non vedere.

Il pomeriggio, durante il doposcuola, soleva leggerci dei libri. “Cuore”, di Edmondo De Amicis, è quello che ricordo meglio e che mi piacque di più (Dagli Appennini alle Ande” e “Il tamburino sardo”, i miei capitoli preferiti). Naturalmente declamava spesso la Bibbia. Quando ci parlò del libero arbitrio, non ci capii granché. Era un concetto troppo complicato per me. In che modo, questo, riguardava l’Amore di Dio? La dolce e innocente gazzella doveva per forza essere sbranata impunemente dalla bestia feroce? In quale dei due protagonisti potevo immedesimarmi senza provare terrore o senso di colpa?

La storia di Gesù, il figlio di Dio, mi ha sempre affascinato. Divenuto adolescente, avevo conservato una profonda ammirazione per l'uomo visionario che era stato. Quella coerenza granitica, che aveva illuminato la sua breve esistenza e sancito la sua morte, era in netto contrasto con la miserabile incoerenza del Vaticano, col suo IOR, il suo impero immobiliare, le costosissime talari sartoriali e le automobili con l'autista. E tutto alla luce del sole, sotto gli occhi impassibili di milioni di credenti/creduloni. Se Gesù fosse esistito in quest'epoca, avrebbe impiegato una vita intera per riuscire a scacciare tutti quanti i mercanti dal tempio.

Il libero arbitrio, dicevo... quello che il "Padre Nostro" ha concesso ai suoi figli, è un concetto che, nonostante non sia più un giovincello, faccio ancora fatica a comprendere del tutto. Ma sono padre anch'io e credo che, quando un figlio adolescente si insinua nello spazio grigio di un divorzio per trarne vantaggio, preferendo senza vergogna il genitore che gli permette di fare come caxo gli pare ed escludendo dalla propria vita il genitore che invece gli impone delle regole, quel figlio sta rivendicando il proprio diritto di scegliere liberamente quello che gli fa più comodo.

Il libero arbitrio è questo: la delusione profonda di un genitore che assiste "impotente" all'opportunismo di un figlio e, malgrado tutto, continua ad amarlo.